Mettere a nudo: Il campo minato dell’immagine

mettere a nudo

Incontro con il Prof. Adolfo Mignemi attorno al tema della manipolazione dell’immagine storica

Rassegna Un altro teatro 2006 :: Sala Santa Caterina - Forlì

L’incontro

“L’atomizzazione, la dissoluzione dei gruppi primari e dei rapporti comunitari, la privazione dello status sociale, la liquidazione dell’identità hanno indotto una vera e propria “ansia di un mondo fittizio”: le masse, come scrive Mosse, non credono nella realtà di un mondo visibile, della propria esperienza, non si fidano dei loro occhi ed orecchi ma della loro immaginazione”

Così esordisce Mignemi nel primo capitolo del suo testo “Lo sguardo e l’immagine. La fotografia come documento storico”, mettendo successivamente in luce una questione fondamentale sull’avvento di mezzi audiovisivi quali la fotografia, il cinema e la registrazione del suono: questi supporti hanno generato la certezza di congelare la verità, di mostrarla per come è senza alcuna personalizzazione tipica della scrittura o del racconto orale.

In realtà Mignemi subito osserva che la possibilità di manipolazione e intervento su foto e video documentaristico è tale per cui i problemi per lo storico sono i medesimi che si presentano nell’analisi di fonti scritte, forse anche superiori visto che molti studi riguardano periodi in cui fotografia e cine-riprese erano alla loro alba tecnologica.

Immagine fotografica come arma a doppio taglio dunque, che chiede diversi livelli di analisi: storica, culturale, tecnica. Una fonte “infida”….

Il senso rispetto a Othello

Esiste un percorso parallelo fra lo studio dello storico che raccoglie materiale visivo come fonte e lavora sul campo minato della loro codifica ed il sistema di immagini che Iago costruisce per Othello. Pensando di fidarsi di ciò che vede egli in realtà si fida della sua immaginazione, va egli stesso incontro alle mine piazzate.

Non ci interessa una rispondenza diretta fra il nostro piccolo segno retorico ed il lavoro del professore, vogliamo proporre una situazione in cui si rifletta nuovamente sulla corruzione e la manipolazione dell’immagine.

Commento del Prof. Mignemi allo spettacolo

La rilettura che Città di Ebla fa della tragedia di Otello mette in scena una originalissima riflessione sul rapporto individuale e collettivo con l'immagine e gli immaginari.

La rappresentazione visiva ma, soprattutto, il suo vissuto - quello che lo storico potrebbe definire il momento della "fruizione" dell'immagine - allorchè diviene elemento di conoscenza rischia di scatenare processi incontrollabili per la distanza che si interpone tra la realtà e la sua "messa in scena", la sua "narrazione", inevitabilmente operata dalla produzione dell'immagine stessa. Quanto più istintivo ed emozionale, nonchè abituale, quotidiano, superficiale è il rapporto con essa tanto più elevata è la possibilità di un suo snaturamento.

Nulla di più drammaticamente attuale per dei cittadini, quali noi siamo, di una società che fonda ampiamente la propria comunicazione, informazione, conoscenza sui codici della comunicazione visiva.



19.05.2006 :: Back to: